Eduardo De Filippo e i minori detenuti, una lezione che parla ancora al presente

Eduardo de Filippo al Carcere Minorile Filangieri di Napoli, 1983

Nel marzo del 1982 Eduardo De Filippo, da poco nominato senatore a vita, prende la parola a Palazzo Madama per parlare dell’istituto penale minorile Gaetano Filangieri di Napoli. Non è un intervento di circostanza. Eduardo sceglie di occuparsi dei ragazzi detenuti, del loro futuro e delle responsabilità dello Stato nei loro confronti. Quelle parole mettono a confronto una visione fondata su fiducia, lavoro e cura con un presente segnato da politiche che privilegiano il controllo e la chiusura. Il discorso del 1982 e la responsabilità delle istituzioni Eduardo racconta di aver visitato il Filangieri, di aver parlato con i ragazzi, di aver osservato da vicino spazi, attività, laboratori. Riconosce il valore dell’istituto, ma individua il nodo centrale. Non è solo una questione di risorse. È il tempo sospeso della giustizia minorile, l’attesa dei processi, il rischio di un passaggio diretto alle carceri per adulti al compimento dei diciotto anni. La domanda che porta in Aula nasce dalle voci dei ragazzi. Chi darà fiducia a chi esce da un istituto penale. Chi offrirà un lavoro. Senza risposte a queste domande, la rieducazione resta una promessa vuota. Fiducia, lavoro, dignità Nel suo intervento Eduardo lega il tema dei minori detenuti a una riflessione più ampia sulla società italiana. Richiama la frattura tra cittadini e istituzioni, la crisi morale, le leggi che non tengono il passo con i cambiamenti sociali. Per lui la giustizia non può prescindere dalla dignità della persona. Il lavoro diventa il punto di svolta. Non come punizione, ma come strumento di riconoscimento. Senza fiducia e senza una prospettiva concreta, il ritorno alla marginalità appare inevitabile. È su questo terreno che Eduardo chiede al Senato di assumersi una responsabilità diretta. La “Legge Eduardo” e l’esperienza del Filangieri L’impegno di Eduardo non resta confinato alle parole. Negli anni successivi prende forma quella che verrà ricordata come la “Legge Eduardo”, pensata per sostenere progetti di reinserimento tra Nisida e Benevento. Un’esperienza applicata in modo limitato, ma capace di mostrare una strada possibile. Nella Napoli amministrata da Maurizio Valenzi, il Filangieri diventa per un periodo un luogo di scuola, laboratori e formazione. Un modello che mette al centro l’educazione e il lavoro, non l’isolamento. Una lezione ancora attuale Oggi degli istituti penali per minorenni si parla quasi solo in occasione di violenze, abusi, suicidi. Raramente si racconta il contesto che precede l’ingresso in carcere. Povertà, esclusione, assenza di politiche sociali. Eduardo, già nel 1982, indica con chiarezza questo legame. La sua lezione resta attuale perché chiama in causa la politica, la cultura e la società nel suo insieme. Senza fiducia non esiste rieducazione. Senza lavoro non esiste reinserimento. Senza responsabilità condivisa, il carcere diventa solo un luogo di ripetizione dell’errore.